25 marzo 2017

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Turismo - Visitare Alessandria

 

Fondata ufficialmente, secondo la tradizione, il 3 maggio 1168, Alessandria assume il suo nome in onore di Papa Alessandro III, fiero oppositore dell'Imperatore Federico Barbarossa e sostenitore della Lega Lombarda. La città, per la sua collocazione geografica, nasce (si connota) come fortezza antimperiale ai confini del Marchesato del Monferrato, allora alleato del Barbarossa.

Nel 1174, Alessandria subisce l'attacco delle forze imperiali: dopo un lungo assedio, un anno dopo gli uomini del Barbarossa si arrendono. La tradizione vuole che a salvare la città sia stato l'astuto stratagemma ideato da Gagliaudo. Il motto della città, come riportato dallo Stemma comunale, è “Deprimit elatos, levat Alexandria stratos”: Alessandria umilia i superbi ed esalta gli umili.

Una passeggiata per le vie del centro è sufficiente per cogliere i segni della storia incisi sul volto della città.

 

Il Medioevo

 

Nata come città militare, il borgo Rovereto ne costituisce il cuore antico, come testimonia la chiesa di Santa Maria di Castello, le cui origini risalgono al IX secolo. È in età medievale che la città diviene sede di importanti ordini religiosi, ai quali si deve l'edificazione delle chiese di San Francesco, di Santa Maria del Carmine e del Duomo di San Pietro (fatto abbattere da Napoleone Bonaparte nel 1803). Rilevante la presenza in città del Movimento degli Umiliati che introduce nuove tecniche per la lavorazione dei tessuti, della lana in particolare. Di tale presenza è testimonianza la Casa degli Umiliati, che conserva resti significativi dei laboratori medievali e un'ampia sala per le attività manifatturiere nota come Tinaio degli Umiliati. Dagli inizi del Trecento, la città si pone sotto la protezione dei Visconti di Milano per poi passare agli Sforza a metà del XV secolo.


Il Cinque e Seicento

 

Più volte vittima delle invasioni francesi, a partire dal 1535 e per tutto il XVII secolo cade sotto il dominio spagnolo. Diviene uno dei più importanti snodi commerciali tra Genova e Lombardia. Consistenti tracce del dominio spagnolo rimangono in alcuni interni di chiese e palazzi: le terracotte e la statua policroma in legno in Santa Maria di Castello, alcuni sovrapporta di Palazzo Cuttica, i dipinti del Caccia in Cattedrale, i corali di Pio V conservati al Museo Civico. Unico edificio spagnolo rimasto, la piccola chiesa della Beata Vergine del Monserrato, eretta dalla “spagnola pietà” del governatore Matheo de Otanez.

 

Il settecento

 

Nel Settecento, Alessandria, come l'intero Piemonte, è territorio Sabaudo. Vista la posizione strategica della città, i Savoia ne rafforzano la vocazione militare facendovi costruire il monumentale plesso della Cittadella. Pochi decenni cambiano il volto della città: l'architetto Giuseppe Caselli progetta la costruzione dell'ospedale (oggi ospedale SS. Antonio e Biagio), delle carceri, dei pubblici macelli, dell'edificio della fiera e del palazzo civico (oggi sede del Comune) con annesso teatro (distrutto dai bombardamenti del 1944). Sorgono alcune delle più belle dimore nobiliari alessandrine: Palazzo Ghilini, Palazzo Cuttica (oggi sede del Museo Civico) e Palazzo Guasco.


L'Ottocento

 

L'intero Piemonte è preda delle mire espansionistiche di Napoleone Bonaparte. A seguito della Battaglia di Marengo (14 giugno 1800), Alessandria è annessa alla Francia. Conquistata dagli Austriaci nel 1814, Alessandria è restituita ai Savoia ed entra a far parte del Regno di Sardegna.

In epoca Risorgimentale, la città è un vivace centro liberale: Santorre di Santarosa dà il via alla stagione dei moti del marzo 1821 e, nel 1833, Andrea Vochieri, che come tanti alessandrini aveva aderito alla Giovine Italia di Mazzini, è condannato alla pena capitale. Alla fine dell'Ottocento, Alessandria è un punto nevralgico del mercato italiano: situata al centro del triangolo Torino–Milano-Genova, raggiunta dalle ferrovie, dall'introduzione del telegrafo e dell'illuminazione a gas, la città conosce un forte incremento demografico e un importante sviluppo industriale, grazie ad imprese ancora oggi attive, come Cosmetici Paglieri e Borsalino. Ad Antonio Rossetti e Ludovico Straneo il compito di progettare l'espansione urbana di una città che si popola: occorrono gli spazi di aggregazione tipici della Belle Epoque di cui sono espressione Galleria Guerci, Piazzetta della Lega Lombarda e Piazza Garibaldi “la più bella della città” .


Il Novecento

 

Gli anni Trenta sono caratterizzati dal proficuo rapporto tra l'architetto milanese Ignazio Gardella e il suo committente Teresio Borsalino, proprietario dell'omonima fabbrica di cappelli. Ignazio Gardella progetta e realizza in Alessandria alcune delle più importanti espressioni del Razionalismo italiano: la Casa madre Istituto Divina Provvidenza e, soprattutto, il Dispensario antitubercolare, capolavoro razionalista e insieme suo primo superamento. Realizzati da Ignazio Gardella, o su suo progetto, anche la Casa di Riposo Borsalino, la casa per impiegati Borsalino e la Taglieria del pelo Borsalino. Espressione del razionalismo romano è invece il Palazzo delle Poste e Telegrafi di piazza Libertà, la cui facciata “nuda e muta” è arricchita dai preziosi mosaici di Gino Severini che, con accenti futuristici e cubisti, realisti e astratti, illustrano l'evoluzione della posta e del telegrafo con la loro diffusione nel mondo.

 

Freccia

 

Routen - percorsi_2008_de.pdf (2.036,87 Kb)

 

Walks through history - percorsi_2008_eng.pdf (2.421,16 Kb)

 

Percorsi - percorsi_2008_ita.pdf (2.047,20 Kb)


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